Rally Colline di Romagna - Luigi Arcangeli - Rally Colline di Romagna 1971-1985

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Rally Colline di Romagna - Luigi Arcangeli

La Storia

LUIGI  ARCANGELI


Luigi Arcangeli  -  Nacque a Bordonchio piccola frazione a pochi chilometri da Igea Marina, in provincia di Forlì ( ora Rimini),il 16 giugno 1894 ( data non certa, su altri siti e riportato 1902).


Nel 1922 il governo ne fa una delle sue, nel giro delle stravaganze fiscali: immette una tassa di lusso sulle motociclette. Qualche officina nostrana è costretta a chiudere. Se ne avvantaggia la produzione straniera, nei modelli che hanno incontrato le simpatie della clientela italiana. Fra le altre è popolare la "Motosacoche" di Ginevra, specializzata nei monocilindrici da 600 e bicilindrici da 350 fino ai 1150, con valvole contrapposte ma anche con valvole in testa. Sono le caratteristiche tasche (sacoche) che convogliano l'aria del raffreddamento a darle l'originale nome. Su una di queste, una 500, si presenta alla prova di regolarità del Piave un giovanotto alto come una pertica e largo di spalle in proporzione, un sorriso contagioso a 64 denti. Temperamento gioviale e rumoroso, una natura schietta senza malizia, pieno di coraggio e di passione. Per la sua mole gigantesca gli amici lo chiamano "Gigione": è Luigi Arcangeli, ed ha sangue romagnolo nelle vene. Il suo motto è "Forlì, noi e il mondo". Quarant'anni dopo, fosse ancora vivo, Fellini ne farebbe un personaggio del suo "circo". E' il debutto. Vince. "Gigione" Arcangeli rappresenta un'epoca del motorismo italiano, quando le macchine possono cedere ad ogni istante, ma non il cuore e la determinazione di chi le monta. Le gare sono lotte allo spasimo. Un uomo, non un motore, prevale sull'altro. Il '22 è anche l'anno in cui s'inaugura l'autodromo di Monza (24 agosto), con automobilisti e motociclisti che si fiondano a fare i primi assaggi. Fra il pubblico che si affolla ai bordi c'è un liceale che ha una villa a Cernusco, 14 chilometri dalla nuova pista. Sotto una pioggia torrenziale scappa di casa in bicicletta per assistere al passaggio delle "due litri", in cui si afferma Pietro Bordino. Quel liceale è il conte Giovanni Lurani Cernuschi, il "dandy dell'auto". Parteciperà a nove edizioni delle Mille Miglia, la corsa più bella del mondo. A 15 giorni dall'inaugurazione si disputa il Gran Premio motociclistico delle Nazioni al quale partecipano celebri corridori stranieri, come gli inglesi Brandish e Bartiet, i belgi Vidal e Stobart che tentano invano di contendere la vittoria ai nostri. Il trionfatore è Emesto Gnesa (Garelli 350) che copre i 400 chilometri di percorso alla media di 101, seguito da Virginio Fieschi, Luigi Morabito, Miro Maffeis, Aristide Fergnani. Di trenta partiti, ne arrivano dieci. Amedeo Ruggeri vince la categoria 1000, alla media di 104, 230. E "Gigione" che fa? Abbandonata la Motosacoche, Arcangeli passa alla Indian, alla Harley Davidson, alla Norton (lo chiamano "l'alfiere della Norton"). Nel '25 è di nuovo con una Indian 250 che vince il Giro d'Italia in 5 tappe, organizzato dalla "Gazzetta dello sport". Al Gran premio delle Nazioni di settembre Arcangeli ha tutti i numeri per vincere. Ma non ha fatto i conti con il "mantovano volante". Costretto all'ospedale per essere uscito alla curva di Lesmo, volando per più di venti metri contro il filo spinato insieme all'Alfa che sta provando, Nuvolari convince il medico Tino Curtini a confezionargli un busto di cuoio e feltro e ad issarlo, fasciato come una mummia, sulla sella della 350 Bianchi. Un duello epico che si conclude con la vittoria non solo su Arcangeli e Achille Varzi, ma anche sui piloti inglesi Walt Handley e Jimmy Simpson. "Gigione" si rifà nel '27, al VI Gran Premio delle Nazioni. Alla vigilia della competizione Augusto Turati, fresco segretario del partito fascista, camicia nera di seta e fama di spadaccino (batterà al fioretto il francese Trombert al Lirico di Milano, guadagnandosi un titolo a tutta pagina sulla "Gazzetta") entra in azione con un pronostico che ha il sapore di una investitura: "Arcangeli è un valoroso milite della legione Benito Mussolini e un romagnolo della razza invitta del duce. Ha fatto la marcia su Roma in moto: non si può pensare che non vinca". E infatti vince sulla Sunbeam 500, a una media di oltre 135. Nuvolari è furioso. Arcangeli sta diventando la sua "bestia nera". Invano le gazzette osannano il mantovano: "Se Arcangeli è stato superbo, Nuvolari ha riassunto nella corsa tutto il suo ineguagliabile stile e spiegato quel virtuosismo che entusiasma la grande folla". E' il risultato quello che vale.
Dodici mesi dopo Nuvolari, che è uno che non dimentica, è alla resa dei conti con il "motociclista del Duce". Tutti e due alternano la moto alle quattro ruote, secondo un percorso che pare obbligato. Arcangeli partecipa al Gran premio d'Europa. Una corsa funesta. Il campione d'Italia Emilio Materassi urta con la Talbot la Bugatti d'un concorrente, esce di strada, si ammazza e ne ammazza ventuno. Baconin Borzacchini, che segue a ruota, si salva per miracolo. Arcangeli, anche lui su Talbot, segna il giro più veloce a 165 chilometri/ora. Tre settimane dopo il mantovano (36 anni) e il forlivese (26) si danno battaglia ad oltranza: l'anziano su Bianchi 350, il giovane su Sunbeam 500. Questa volta Arcangeli, per lungo tempo in testa, travolto dalla sua stessa irruenza, esce di pista e finisce in ospedale. Nuvolari s'impone coprendo i 400 chilometri in 3 ore e 4 minuti. Il ferito godrà della visita di Augusto Turati e Arnaldo Mussolini, direttore del "Popolo d'Italia". I camerati possono trarre un sospiro di sollievo: il "motociclista del Duce" è fuori pericolo. Abbandonate decisamente le due ruote, Arcangeli fa la pace con Nuvolari.  Così parla di lui: "Tazio? Dicono che vada come il diavolo. Chi lo ha visto oggi alla Targa Florio deve cambiare definizione. Va come un dio". La favolosa Mille Miglia del '30 lo vede impegnato con una Maserati 8 cilindri 2000, un'autentica Grand Prix capace di sviluppare più di 180 l'ora, accanto a Cesare Pastore; si combattono Nuvolari, Achille Varzi e Pietro Ghersi. Il Tridente è come il Bologna, fa tremare il mondo. Ha fatto vincere a Borzacchini il Gran Premio di Tripoli, dove Arcangeli si è piazzato secondo. Ma dopo il vittorioso arrivo a Bologna, Arcangeli deve ritirarsi per la rottura di un pistone. E la famosa Mille Miglia "dei fari spenti", in cui Nuvolari, per cogliere Varzi in contropiede, spegne le luci in vista del traguardo e supera il rivale sulla dirittura d'arrivo a Brescia. Varzi vince invece il Gran Premio d'Italia a Monza, l'ultimo della stagione 1930. "Gigione" è perplesso: "Non capisco come abbia fatto Achille a superarmi con una vettura che non va certo più veloce della mia". Giovanni Canestrini gli spiega che si tratta di una "mano diversa": "Varzi, nella prima parte dell'inseguimento, non svela le sue possibilità all'avversario, per coglierlo di sorpresa sul finale". "Gigione", il "leone della Romagna", è lontanissimo da queste astuzie. Il titolo di campione d'Italia della classe 1500 gli apre le porte dell'Alfa Romeo. Ma sulla pista di Monza, mentre sta provando la nuova velocissima 12 cilindri, alla curva successiva al sottopassaggio parte per la tangente e va a sfracellarsi contro un albero. E il 23 maggio 1931.


Tratto da :  Emilia Romagna e Marche
Terra di Piloti e di Motori
Di Fabio e Filippo Raffaelli.
Pag. 73-77
Poligrafica Artioli Modena 1994

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